Nel 1989 Christian “Kiki” Caron, poliziotto del RAID francese, viene ucciso in servizio: è l’ultimo di una serie di attentati e omicidi che hanno mietuto vittime tra le forze di Polizia transalpine.
Olivier Marchal nel 1989 è un agente, conosce “Kiki” e resta colpito da quella morte: 15 anni dopo diventa un affermato regista, e decide di fare qualcosa per chi, come Caron, è caduto in servizio ed è già stato dimenticato. Da questo presupposto nasce “36, quai des Orfèvres”.
Il titolo è semplicemente l’indirizzo della Gendarmeria parigina, la stessa da cui Maigret, celebre ispettore creato da Simenon, andava e veniva: anche Parigi sembra essere la stessa, brumosa ed oscura. Su questo sfondo si dipana la vicenda di Leo Vrinks e Denis Klein, due commissari delle squadre anticrimine e antirapina, interpretati da Daniel Auteuil e Gérard Depardieu.
I due si conoscono da una vita, sono praticamente cresciuti insieme nella Polizia, fino a quando la loro amicizia si è rotta a causa di una donna: la ex fidanzata di Klein (interpretata da Valeria Golino), che si innamora di Vrinks e lo sposa. Da qui nasce un astio che porterà Klein a commettere gesti infimi nei confronti dell’ex amico, tra cui farlo imprigionare per sette anni in galera e provocare la morte di sua moglie durante un’operazione.
Alla magistrale interpretazione di due mostri sacri del cinema mondiale si affiancano attori non famosissimi, ma comunque con il “physique du role” adatto: il risultato è un cast preparato e credibile, che sa coinvolgere lo spettatore in un’atmosfera che ricorda quella degli storici noir francesi con Lino Ventura.
Il finale porta ad un totale ribaltamento della prospettiva del film, poiché tra i due sarà Vrinks ad uscire sano e salvo: le azioni di Klein finiranno per costargli la vita, come in una sorta di “karma”.
lunedì 25 giugno 2007
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